Immaginatevi lo scenario: state attraversando la vostra cittadina, ormai rassegnati alla solita passeggiata o al solito locale di ritrovo di comitive e gruppi di amici; svoltate un vicolo, poi un altro ancora, e poi, tra un’occhiata all’orologio e uno sbuffo di noia, vi ritrovate improvvisamente in una dimensione altra, fatta di esperienze originali, sapori autentici e nuove scoperte.
Sono Alessandro, ho 18 anni e frequento il liceo classico Tiziano di Belluno. Con la rubrica ‘Uscite fuori luogo – Nunc est gaudere’ cercherò di portarvi alla scoperta di locali, eventi, luoghi d’incontro e perle nascoste da qualche parte nel Bellunese. Condivido la mia visione ed esperienza diretta in modo che anche voi possiate trascorrere una giornata, o anche semplicemente un pomeriggio o una serata diversa e fuori dagli schemi.
Dove andiamo oggi?
Come prima uscita vi porterò in Giappone, o meglio, questo è dove vi sembrerà di essere. Tranquilli, niente aereo o ticket costosi. Siamo a Feltre, precisamente nella piazzetta esterna al locale Fermentazioni, osteria giapponese in via Pasubio, 4, dove qualche domenica fa ho avuto l’occasione di partecipare alla celebrazione della Festa della Sugidama, ricorrenza che di fatto inaugura l’inizio della nuova produzione di sake annuale.
A organizzare questo evento è stato il team guidato da Nicola Coppe, mastro birraio classe 1991 e fondatore della prima e unica cantina di sake (sakagura) in Italia, che con l’apertura del suo locale ha introdotto sul nostro territorio un tipo di approccio più autentico alla cultura giapponese, a partire da una proposta enogastronomica ben lontana dalla classica e ormai inflazionata proposta di sushi.
«Ogni Natale, i miei desideri si riassumevano sempre in due parole: piccolo chimico. Poi, crescendo, quello che non ho più ritrovato nella chimica l’ho iniziato a sperimentare nella fermentazione prima e poi all’università nella microbiologia» ha esordito Coppe alla mia domanda sull’origine di questa sua curiosa passione, che solo in seguito lo ha portato all’interessamento per il Giappone in ottica folcloristica.
Per Coppe lo scopo principale di questo festival, quest’anno alla sua seconda edizione, è quindi quello di avvicinare la gente al mondo del sake.
«L’evento nasce per celebrare un momento speciale e di massimo impegno per noi produttori di sake, ovvero quello della Sugidama, rappresentato concretamente dalla sfera realizzata con rami di cedro che noi oggi esponiamo all’ingresso del nostro laboratorio». Coppe mi spiega infatti che questa sfera, inizialmente dal colore verde, è esposta nel momento d’avvio della nuova stagione di sake e, diventando nel passare del tempo sempre più marrone e quindi secca, segnala concretamente il processo di maturazione della bevanda in sé fino al momento in cui potrà finalmente essere degustata.
Coppe conclude infine con un simpatico aneddoto «La cosa interessante è che noi all’inizio non avevamo la sfera e un giorno, un maestro giapponese che passava per queste zone, dopo aver fatto un salto al mercato, ha comprato dei rami di pino, costruito la sfera e ce l’ha regalata».

A prescindere dalla simpatica chiacchierata scambiata con il titolare, l’esperienza in sé è stata davvero unica nel suo genere. Mi sono trovato a vagare tra bancarelle e chioschi che proponevano al pubblico una vasta offerta di prodotti tipici della tradizione nipponica, da ceramiche, tazze di tè, gioielli e oggetti per la casa fino ad arrivare allo street food e alle degustazioni di prodotti fermentati.
L’insieme rappresentava ai miei occhi una commistione di prodotti ma, ancor di più, di persone differenti, tutte accomunate da un aspetto in comune: la passione. E non obbligatoriamente per il Giappone nella sua totalità, ma sicuramente per ciò che il suo territorio può offrire.
“Allora questo si chiama Nagomi, è un amaro artigianale giapponese a base di shochu, un distillato da canna da zucchero, e di shiso, il cosiddetto basilico giapponese”, è Stefano che parla, uno dei molti giovani giunti alla fiera per promuovere una propria reinterpretazione di un prodotto tipicamente giapponese.
Dopo avermi offerto un assaggio e descrizione dell’amaro di sua produzione, mi spiega passo per passo il suo cursus honorum all’interno del mondo dell’industria d’alcolici, partendo dall’ esperienza diretta sul territorio del Giappone, mentre io, forse un po’ estasiato dagli effetti di quella rigenerante degustazione alcolica, ma specialmente dalla passione che quelle parole emanano, non posso far altro che riflettere su quanta determinazione o, come Stefano stesso l’ha definita, cazzimma, è richiesta per riuscire in un’impresa come quella sua o di Nicola.
Ho colto inoltre l’occasione di partecipare a un’autentica cerimonia del te’ giapponese, accompagnata quindi dall’illustrazione delle differenze aromatiche e gustative di una stessa tipologia di foglia di tè lavorata con tre tecniche differenti (al vapore, ossidata e tostata), concludendo infine la giornata in bellezza e con gusto con un pranzo a base di gyoza, gli iconici ravioli ripieni giapponesi.

Detto questo, se il mio articolo vi ha incuriosito, non mi resta che invitarvi tutti alla prossima Festa del Sugidama, che si ripeterà il prossimo anno o, se siete impazienti e volete vivere l’atmosfera del vero Giappone, il ristorante-izakaya Fermentazioni, osteria giapponese è aperto tutto l’anno e offre una grande varietà di piatti e ovviamente di bevande tipiche della tradizione giapponese anche con opzioni senza glutine.
Con questo ultimo appunto quindi concludo questo mio primo articolo e mi rimetto alla ricerca di nuovi e interessanti luoghi d’incontro offerti dal nostro territorio.
Arigatō e alla prossima avventura.