Che rapporto mantengono con il luogo in cui sono cresciuti i giovani che se ne sono allontanati per studio o per lavoro? Un esercizio che prova a cambiare l’angolazione e la prospettiva del fenomeno migratorio giovanile lo sta facendo la Fondazione Nord Est con la serie ‘Oltre il Nord Est’. Il centro studi ha aperto un dialogo con studiosi, professionisti e imprenditori capaci di restituirci uno sguardo esterno sul territorio. Ne scrivono Alberto Baban e Giulio Buciuni, rispettivamente presidente e coordinatore del comitato scientifico della Fondazione, nel consueto appuntamento settimanale su LinkedIn. Affiora una mappa di luoghi in cui la presenza è costante ma non statica. I giovani professionisti articolano le rispettive vite in una molteplicità di luoghi dando vita a relazioni completamente nuove e in parte inaspettate. Scrivono Baban e Buciuni:

C’è chi, partito da Venezia, oggi lavora nel venture capital a Milano; chi, partito da Padova, insegna ingegneria delle materie plastiche in Massachusetts; chi, partito da Belluno, lavora come urbanista a Copenaghen. Percorsi diversi, accomunati dalla possibilità di continuare a generare valore per il territorio di origine proprio grazie alla distanza che hanno acquisito da esso.

Questo punto è importante, su cui vale la pena soffermarsi. Quando parliamo della mobilità dei giovani qualificati, il dibattito si concentra quasi sempre sulla capacità di attrarre o riattrarre i cervelli. Ma forse dovremmo iniziare a spostare l’attenzione dall’attrazione dei cervelli all’attrazione della conoscenza.

Un cambiamento di prospettiva che deve agevolare i giovani talenti usciti per motivi di studio o professionale, a inserire i luoghi di origine nelle rispettive mappe di valore, a dargli un motivo per alimentare la relazione con il proprio territorio. Un po’ come hanno fatto Marina Neri, Federico Ghezze, Andrea Alpago Novello o Werner Peruzzo di cui abbiamo raccontato le storie.

Come sottolineano Baban e Buciuni,

Per contribuire allo sviluppo del Nord Est, infatti, queste persone non devono necessariamente tornare a vivere qui. In molti casi è utile che restino dove sono: dentro università, imprese, fondi di investimento, città e sistemi dell’innovazione che permettono loro di osservare tecnologie, modelli organizzativi, investimenti e trasformazioni prima che queste arrivino da noi. Possono diventare, in questo senso, una sorta di rete di satelliti del Nord Est nel mondo, dei punti di osservazione capaci di raccogliere informazioni, intercettare segnali deboli, sviluppare relazioni e maturare prospettive che sarebbe molto più difficile costruire rimanendo sempre all’interno dello stesso territorio.

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