Peruzzo, originario di Mussoi, racconta di come è diventato direttore operativo europeo per l’azienda americana
Esistono eventi che più di altri sembrano destinati a lasciare un segno. La Spartan Race del Nevegal è decisamente uno di questi. Nel weekend del 27-28 giugno, sono stati infatti più di 4000 gli atleti che si sono messi alla prova nella corsa a ostacoli più famosa del mondo, in una location inedita come quella del colle che sovrasta Belluno. Tra pendii, boschi e le creste, i feedback dei partecipanti non hanno lasciato dubbi: c’è già chi la definisce una tappa iconica.
E gran parte di questo successo è merito del direttore operativo di Spartan Race Europe, Werner Peruzzo, nato e cresciuto a pochi passi dal centro di Belluno. È grazie a lui se due anni fa sono iniziati i primi colloqui con l’amministrazione per portare l’evento sul Nevegal, e sempre lui si è incaricato di seguirne ogni aspetto organizzativo, dai percorsi alla logistica. Una sorta di regalo che Peruzzo ha voluto fare al territorio nel quale è cresciuto, a patto che questo sappia coglierne i benefici. L’ultimo weekend di giugno è stata intanto una dimostrazione di tutte le potenzialità che ha il Nevegal, per attrarre un tipo di turismo inusueto ma altrettanto capace di generare valore.

Per arrivare a quest’evento, però, Peruzzo ha fatto tanta strada. Dopo vent’anni nella casa di famiglia a Mussoi, ha scelto di lasciare la provincia per gli studi. Si sposta prima a Venezia, dove frequenta la facoltà di architettura alla Iuav, e poi a Lisbona, scoperta grazie a un erasmus, dove rimane una volta laureato. Inizia ben presto a collaborare con uno studio nella capitale portoghese, ma il suo spiccato spirito d’iniziativa lo spinge verso altro. Nel 2012 arriva la svolta: «Mi sono imbattuto in un annuncio su Facebook riguardo la carovana del Giro d’Italia – racconta –. Così, una notte, ho creato e inviato il mio curriculum. Per l’occasione, l’avevo fatto tutto rosa. Non avevo nulla da perdere, perciò sono andato all-in. Qualche giorno dopo mi hanno contattato».
Inizia così a collaborare con Rcs per il marketing della carovana del Giro, occupandosi degli sponsor, della loro esposizione sulle auto, e dell’editing per i video pubblicitari. Il tutto sempre restando a Lisbona, eccetto il mese della Corsa rosa, lavorando in smart working prima ancora che il termine esistesse. Nel 2015, poi, sempre Rcs gli affidò l’attività promozionale dell’Abu Dhabi Tour. Così, per i successivi tre anni, Peruzzo naviga in una lavatrice di impegni, spostandosi in continuazione tra il Golfo Persico, Milano (quartier generale di Rcs), Belluno e Lisbona, dove nel frattempo conosce l’amore.
Nel 2019, poi, l’ultima vera svolta: «Ero arrivato a un punto di saturazione per i troppi impegni. Sentivo che non potevo più permettermi di fare errori perché non avrei avuto il tempo di correggerli. Decisi di fermarmi». E quasi per coincidenza, arrivò l’occasione perfetta. «Quell’anno si correva la Spartan Race ad Alleghe, sui Piani di Pezzè. Avevo degli amici già inseriti in quell’ambiente e, tra una chiacchiera e l’altra, mi chiesero se volessi unirmi a loro. Accettai immediatamente».

Lasciò così il mondo del ciclismo, tornando solamente in occasione del Grand Départ italiano per il Tour de France 2024. Per il resto, sposò a pieno gli ideali del mondo Spartan. Un mondo importato dagli Stati Uniti, che vede migliaia di atleti in Italia, con 40 gare solo in Europa occidentale, la maggior parte con la supervisione di Peruzzo, oggi country director in Spagna, Portogallo, Francia, Belgio e Olanda, oltre che nel Belpaese.
«Trovo che nella Spartan conti molto di più la passione per quello che si fa. Si percepisce un forte senso di comunità, e trovo che faccia la differenza». Ed è questa la vera svolta, perché in fin dei conti la vita di Peruzzo non è poi tanto cambiata: «Sono ancora sempre in viaggio, ma molto più sereno. Lavoro principalmente da Madrid, dove mi sono trasferito con la mia compagna, ma mi trovo spesso a viaggiare da un evento Spartan all’altro. In tutto questo passo volentieri per casa, a Belluno».
E da quest’anno capiterà sempre più spesso di tornare tra le Dolomiti, dove ha voluto riportare il proprio prodotto: «Sono davvero contento di come sia andata questa prima edizione del Nevegal. È filato tutto liscio. I sorrisi della gente ci fanno ben sperare per i prossimi anni». Sono infatti già aperte le iscrizioni per il 2027, sempre nell’ultimo weekend di giugno.