Santi subito

Il centro può vivere oltre il fritto misto. La strada indicata da un giovane imprenditore.  

Un cambio di registro netto non era più rinviabile. Piazza dei Martiri era, è, lo è ancora purtroppo, ridotta a un poco invitante mercato del cibo. Ed è sempre più vuota. Una situazione che si protrae da quasi tre lustri, è passato talmente tanto tempo che ci siamo assuefatti allo squallore e ai cattivi odori. Non è il caso di Santi Di Noto, imprenditore del commercio da qualche settimana alla guida del Consorzio Centro Storico. Poco più di 25 anni, Di Noto la piazza la conosce bene, ci vive dentro 24 ore al giorno per lavoro, gestisce l’Astor, e nelle ore di riposo, per quante poche siano. Come tutti i giovani che si rispettano, ha intuito che vento tira su piazza dei Martiri e sull’intero centro storico e non gli è piaciuto per nulla: ha l’appeal della casa ammuffita e ha urgenza che qualcuno apra le finestre e lasci entrare aria e luce. 

Come tutti i giovani, Di Noto è impaziente. Nell’intervista realizzata da Sandy Fiabane – la leggete qui – questa dimensione emerge con chiarezza. Ma è un sentimento prolifico, dove l’irruenza è felicemente contaminata dall’intelligenza dell’imprenditore, la cui razionalità è funzionale allo scopo. E lo scopo va oltre la possibilità di assicurare benessere a se stesso e alla propria famiglia, per quanto importante e precario sia per un imprenditore. L’arricchimento vero riguarda la città e la sua capacità di aprirsi all’esterno e, soprattutto, di rivolgersi ai giovani. Stiamo parlando di ragazze e ragazzi la cui facilità di movimento in Italia, in Europa e all’estero li mette a contatto con realtà più sofisticate e più entusiasmanti rispetto alla bancarella della carne fritta riproposta quasi ogni fine settimana a Belluno.

La città ha un’offerta popolare che potremmo definire esaustiva. Agli eventi dedicati allo sport, ai bambini, alle feste religiose si alternano sagre di ogni sorta in tutti i periodi dell’anno, in molti quartieri e nella maggior parte delle frazioni. Dal 2012 anche in centro storico che, prima, era riservato a iniziative culturali diversificate: eventi musicali, talvolta di stampo popolare, mostre di pittura e scultura, conferenze. L’ultima amministrazione a provarci fu quella guidata da Antonio Prade. La mostra dedicata ad Andrea Brustolon, nella primavera del 2009, era la risposta di Palazzo Rosso ai rivali di Palazzo Piloni che l’anno prima, grazie a un’esposizione pur non ricchissima su Tiziano, aveva attirato in città oltre 110 mila visitatori in tre mesi. All’epoca, almeno, la politica si faceva concorrenza attraverso la cultura. Poi è arrivata la dittatura dello street food e la persistente nube di fritto che avvolge il cielo sopra Belluno. Del resto, perché offrire cultura costosa sia in termini economici che di pensiero, quando bastano un po’ di bancarelle con i cibi tipici delle regioni italiane? La gente si abituerà. Ma la formula occasionale è stata assunta a format unico. L’entusiasmo che porta con sé ogni nuova iniziativa è scemato e il centro cittadino si è svuotato. Ci sono domeniche che piazza dei Martiri è l’epitome della tristezza: vuota e priva di vita, oppure piena (di banchetti) e vuota di senso. La giostra sul Liston attira genitori con poca fantasia ed è la sintesi dell’incapacità di pensarsi capoluogo, centro di riferimento e di innovazione, anche nello svago. Un posto che è più facile leggere in negativo che in positivo: non è carne, né pesce (ops…), non è più pianura e non ancora montagna. Difficile essere attrattivi in queste condizioni.

È questa la situazione ereditata da Santi Di Noto che, accanto alla foga giovanile, fa valere il pragmatismo dell’imprenditore. Se le sue parole sono talvolta impulsive, le sue azioni sono pianificate con cura. Ha fatto della terrazza dell’Astor il centro della vita serale bellunese, perché sorseggiare un cocktail accompagnati dalla vista magnifica sul Piave è un’esperienza ricercata. Ha capito che dopo aver assecondato per anni le pance, c’è una domanda latente di eleganza e diversità, basta andare a Mel dove due mostre di pittura realizzate con poche risorse ma tanta qualità hanno attirato 14 mila visitatori in pochi mesi. Che l’elemento popolare non contrasta con eventi più articolati e sofisticati, si può offrire da mangiare al corpo e nutrire la mente, come fa l’intraprendente Chiara Alpago-Novello a Frontin di Trichiana con le colazioni con l’autore, quasi sempre sold out. Nella prima settimana da presidente del Consorzio si è presentato con la cena in bianco restituendo bellezza e leggerezza a piazza dei Martiri. Ha acquisito il Caffè Bristot accanto a Za sul lato nord di piazza dei Martiri, ha ristrutturato e aperto l’ex Bistrot Bembo, ribattezzato Tebe con due terrazze promettenti di giovani e musica jazz. Ha allargato la gelateria Novecento con una succursale sotto porta Dojona, perfetta per distribuire coni da passeggio. Ha riconfigurato gli eventi estivi serali del giovedì di luglio, aggiungendo arti visive, cinema e musica. Santi Di Noto ha inteso che la presenza costante dei camioncini e dalle bancarelle dello street food comprime, invece che stimolare l’offerta di ristorazione che al momento non brilla per vivacità. La sagra permanente non distingue Belluno da qualsiasi località in grado di allestire un capannone di plastica sotto cui servire salsicce e birra su piatti di plastica, bicchieri di plastica e tovaglie di plastica. Soprattutto, non valorizza la bellezza architettonica di cui è ricca e non attira quel genere di persone disponibile a spendere tempo e denaro in un luogo, purché abbia un senso farlo oltre al riempimento delle viscere. Ci vorrà parecchio tempo per invertire la rotta, l’immagine e la reputazione della città. In Santi risiede la speranza che il centro storico, una volta ripulito dall’odore di fritto, possa rigenerare la propria identità e tornare a offrire quella varietà di proposte che rendono viva la città come i bellunesi e i suoi ospiti meritano.