Ricerca con l’Università di Padova. Il progetto, sviluppato con UNIRED, parte dalla valorizzazione delle specie botaniche del territorio veneto.

Dieci specie vegetali analizzate, quattro selezionate per approfondire la ricerca e circa cinquanta prototipi ottenuti sperimentando diverse tecniche di estrazione. È il percorso che ha portato Unifarco Laboratori a individuare nell’olivello spinoso una materia prima interessante per la cosmetica. Da questo lavoro prende forma RETINOLVSHAPE®, combinazione per cui l’azienda bellunese ha depositato una nuova domanda di brevetto e che verrà impiegata nella linea viso Formula Retinolo di Farmacisti Preparatori.

La ricerca è stata condotta con UNIRED, spin-off nato dalla collaborazione tra Unifarco Laboratori e l’Università degli Studi di Padova, nell’ambito di un progetto dedicato alla valorizzazione delle specie vegetali presenti in Veneto. Dopo la prima fase di selezione botanica, i ricercatori hanno confrontato gli estratti ottenuti, valutandone la quantità e la qualità dei principi attivi. L’attenzione si è poi concentrata sulle bacche di olivello spinoso, naturalmente ricche di carotenoidi, tra cui il betacarotene, precursore della vitamina A e dei retinoidi.

Il passaggio decisivo è stato mettere a punto un metodo di estrazione capace di concentrare le componenti di maggiore interesse. Il metodo si basa su un principio elementare: le sostanze simili si «sciolgono» meglio le une nelle altre, come l’olio con l’olio. Partendo da un solvente già in uso nei laboratori dell’azienda, i ricercatori hanno messo a punto un sistema per isolare dalle bacche la parte grassa e le sostanze di maggior interesse. Ne risulta un estratto vegetale ricco di carotenoidi, dalla consistenza emolliente, adatto a essere inserito nei prodotti per la pelle.

L’estratto viene poi abbinato ai retinoidi, sostanze che derivano dal retinolo o ne imitano l’azione. Secondo l’azienda, la combinazione è pensata per migliorare l’efficacia delle formulazioni dedicate ai segni dell’invecchiamento cutaneo, favorendone al tempo stesso la tollerabilità nell’uso quotidiano.

La domanda di brevetto tutela una composizione sviluppata attraverso anni di ricerca. Se verrà concesso, il brevetto porterà a 31 il totale di quelli depositati da Unifarco Laboratori, 24 dei quali già applicati a linee di prodotto.

«Questo progetto racconta la nostra capacità di far dialogare rigore scientifico e rispetto per la natura, trasformando le risorse che il nostro territorio custodisce in innovazione concreta», spiega Gianni Baratto, vice presidente di Unifarco con delega alla ricerca. «È la dimostrazione che quando lavorano insieme scienza, territorio e innovazione possono generare valore autentico e duraturo».