«Si sta rafforzando il progetto università a Belluno da quando si è capito che Belluno ha una necessità enorme di trattenere i propri giovani, facendo diventare il territorio attrattivo, contemporaneo per la vita extra lavoro; in caso contrario qualsiasi obiettivo sarebbe vano». Lo afferma Gianluca Vigne, vice presidente di Confindustria Belluno Dolomiti intervistato da Stefano Vietina sul Corriere delle Alpi.

Vigne, imprenditore del settore ingegneristico ha la delega all’Università e all’alta formazione. Interrogato sulle prossime tappe sottolinea l’importanza di puntare sull’ITS digital:

«Il nuovo Its Digital che formi nuove figure professionali indispensabili per il futuro del tessuto imprenditoriale bellunese. L’efficacia dell’Its si vede nei numeri: quasi la totalità dei diplomati trova un impiego nell’ambito di competenza: questo deve essere un obiettivo comune per studenti, famiglie, scuola e imprese. Solo così possiamo garantire un futuro al cuore manifatturiero del nostro territorio».

Il nuovo corso sta generando grande interesse tra le imprese, afferma Vigne, come pure dall’amministrazione del capoluogo che sostiene

questo progetto, che prevede di realizzare nella città capoluogo un “campus diffuso”, unendo Palazzo Bembo ad altri spazi riservati all’alta formazione e all’innovazione, leve che rendono attrattivo e competitivo un territorio. È anche attraverso progetti di ampio respiro come questo, infatti, che diamo nuovo slancio alla città e, parallelamente, sosteniamo l’intera provincia in un processo di crescita economica e sociale. La collaborazione tra istituzioni, associazioni di categoria e sistema delle imprese diventa così la base per programmare lo sviluppo del nostro territorio».

E come si fanno restare a Belluno i cervelli in fuga?

«L’impegno primario resta quello formativo. È nata a settembre la Fondazione di partecipazione Dolomiti Innovation Valley, che coinvolge tutte le imprese della Provincia nostre associate, dalle quali abbiamo avuto un sostegno enorme dal punto di vista delle idee, ma anche di impegno per il finanziamento futuro di queste attività».

I problemi da risolvere?

«Alcuni sono assai gravosi, richiedono l’impegno di tutti, poiché non hanno un’unica causa. Oggi abbiamo quasi il 70% dei nostri laureati che vanno a lavorare fuori dalla provincia, un po’ all’estero e un po’ nel resto d’Italia. Poi abbiamo quasi un terzo della popolazione iscritta all’Aire, che è il registro dei residenti all’estero. Altro segnale di potenziale desertificazione da combattere con tutte le nostre forze».

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