Il debutto di questa rubrica resta sotto i 3.000 metri, ma ha 7.500 anni di storia da raccontare.
Benvenuti nella nuova rubrica firmata Dolomind, dove vi racconterò di una presenza imprescindibile dal Bellunese: la montagna. Seguitemi dunque su per sentieri, mulattiere, pareti di roccia alla scoperta delle esperienze che ha da offrirci, e delle realtà lavorative di chi vi dedica la propria vita rendendola accessibile a chiunque.
Per il primo articolo di questa mia rubrica, volevo fare qualcosa di eccezionale, come portarvi subito in alta quota. Poi ho riflettuto un attimo sul fatto che, in effetti, l’alta quota vera e propria parte dai 3.000 metri sul livello del mare, ed io non ho alcuna intenzione di scrivere il mio primo articolo su come ho fatto a perdermi in cima al Civetta.
No, oggi, per celebrare l’inizio di una nuova rubrica, vi porto in un luogo dove rimangono ancora oggi le testimonianze dell’inizio della nostra civiltà: il passo Giau.
Infatti, la camminata, il cui percorso potete trovare al link alla fine della pagina, permette di arrivare, passando da Forcella Giau, andando per Forcella Ambrizzola, anche a località Mondeval. Fu qui che, nel 1987, venne ritrovata da Vittorino Cazzetta (1947-1997) una sepoltura mesolitica di un cacciatore vissuto circa 7.500 anni orsono con il suo ricco corredo.
Questi ed altri reperti locali, frutto di ricerche iniziate già negli anni ‘70, vengono tutt’oggi conservati presso il museo di Selva di Cadore, dedicato per l’appunto a Cazzetta.
Ma quindi, se vogliamo diventare dei novelli Indiana Jones, che strada dobbiamo percorrere?
Per prima cosa, dobbiamo assicurarci di essere ben equipaggiati: non solo supereremo i 2.000 metri, ma il sentiero sarà di frequente in ombra o lasciato esposto al forte vento, in particolar modo nei pressi di una forcella.
Per cui, fate sì di aggiungere al vostro zaino, oltre all’equipaggiamento di base, anche una giacca, dei guanti ed un buon berretto.
Inoltre, per quanto il percorso di oggi non sia di eccezionale durata, farete bene a portarvi abbastanza acqua da non avere bisogno di rifornirvene, in quanto non ci sono fonti lungo il sentiero.
Una volta fatto tutto ciò, è possibile arrivare in auto fino in cima al passo Giau, dove lasceremo i mezzi nei pressi del Berghotel Passo Giau. Da qui ci avvieremo lungo il sentiero 462 sul quale continueremo per circa un quarto d’ora, prima di imboccare il sentiero 436, cui rimarremo fedeli per tutta l’uscita, se non avete intenzione di effettuare la deviazione che vi propongo per arrivare a vedere dove le spoglie di Valdo (Altro nome dell’Uomo di Mondevàl) sono state riesumate.
Mentre procedo, colgo l’occasione di notare come gran parte del percorso rimanga ancora in ombra a mattinata inoltrata e l’umidità del terreno renda scivolosi numerosi passaggi.
Una delle cose che più amo della montagna è come sia capace di farci bramare un tratto di discesa per ore, per poi regalarci esattamente ciò che avevamo chiesto come per insegnarci una morale da favola di Fedro.
Dario è il mio caro compagno di avventure e mi chiede quale sia la morale che posso osservare dal fango in cui mi ha visto scivolare, ma suppongo che non tutti possano avere un animo poetico nel guardare alle cose.
In ogni caso, arriviamo a Forcella Giau in meno di mezz’ora, e da qui in poi il percorso diventa assai meno difficoltoso. Sulla nostra destra potremmo voler lanciare uno sguardo alla Ra Gusela, ma se la vostra intenzione è immortalarla al meglio di sè dovrete aspettare il ritorno: vi è infatti un piccolo laghetto, per altro molto fangoso, a cui nessuno rivolgerebbe un solo sguardo se sulle sue acque non si specchiasse la Ra Gusela in tutto il suo splendore.
Se desiderate effettuare una breve sosta, ma non volete sfigurare fermandovi in un luogo qualsiasi, potete qui sfruttare il botanico che è in ognuno di voi e far notare tutte le stelle alpine che alla prossima estate imbiancheranno quella che in questa stagione somiglia più a una brughiera. Ma non si tratta solo di graziose piantine: vederne così tante, seppur non dischiuse, è un privilegio.
I cambiamenti climatici da tempo minacciano l’habitat naturale di questo simbolo alpino, e, come se non bastasse, sembra esserci un’attrattiva innata in questo fiore che spinge chiunque lo veda a desiderarlo.
Non importa che, fin dal 1974, una legge veneta impedisca di raccorglierne, e che ancora dal 1878 emerga la prima norma per la sua tutela, questa volta in Svizzera: come il frutto proibito, prima o poi una stella alpina verrà sempre colta.
Il fatto che si continui a metterla così in pericolo per un souvenir è ancora più tragico quando ci si accorge che molti vivai possono venderne di coltivate, vive, e non c’è nemmeno bisogno di rischiare una qualche sanzione.
Sperando che tutto il gruppo abbia ripreso fiato durante questa predica, ci rimettiamo in marcia verso Forcella Ambrizzola, la nostra meta si trova a 2.277 metri di quota.
Preparatevi a reggere sciarpe, cappelli e bambini anormalmente leggeri: il vento qui viene incanalato e tende ad importunare chiunque cerchi di godersi la vista.
Facciamo in modo di arrivare già un poco preparati allora: il monte Cristallo dovrebbe trovarsi proprio di fronte a noi, alla sua destra dovremmo poter identificare il Sorapis e, in generale, stiamo guardando l’Ampezzano; alle nostre spalle, in direzione Selva di Cadore, il Becco del Mezzodì e il Pelmo.
Una volta studiato il panorama, o, meglio, una volta che il freddo avrà prevalso sul nostro desiderio di rimanere ad ammirare il paesaggio, come ci tiene a specificare ancora una volta il mio compagno di viaggio, ripieghiamo sui nostri passi fino a trovare un posto più riparato per pranzare, prima di volgere effettivamente al rientro.
Come anticipato, abbiamo personalmente scelto di effettuare una deviazione per Mondevàl: il percorso è semplice, si ricollega al tracciato originale ed è alla portata di chiunque sia arrivato fin qui, ma naturalmente potete scegliere di ripetere la stessa strada dell’andata.
Che scegliate la prima o la seconda opzione, dovreste ritrovarvi alla vostra auto senza difficoltà entro metà pomeriggio al più tardi.
Noi stessi siamo partiti relativamente tardi per un’escursione in montagna, iniziando a camminare attorno alle 9.30, e ce la siamo presa comoda, ma nessun passo è sbagliato purché vi ricordiate di tenerne conto nella vostra tabella di marcia. Ciò che succede altrimenti sarà probabilmente materiale per un’altra pubblicazione, ma fino ad allora…
Spero che questo primo numero della rubrica possa essere stato utile a qualcuno di voi, e che potremo ritrovarci a breve con il secondo!
Guarda la mia escursione su Strava.