La Fondazione unisce ricerca, mostre e rigenerazione culturale per dare nuova centralità al territorio.
Per molto tempo Tiziano è stato raccontato soprattutto come un maestro veneziano. A Pieve di Cadore, dove nacque e dove resta una delle tracce più intime della sua opera, la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore lavora invece da venticinque anni per ricomporre il legame tra l’artista e il suo territorio. La mostra Tiziano e il Paesaggio, allestita nel Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore fino al 18 ottobre, si inserisce in questo percorso: non una semplice occasione celebrativa per i 450 anni dalla morte del pittore, ma un modo per riportare Tiziano dentro la geografia culturale da cui proviene.
L’esposizione è stata curata seguendo il modello della mostra dossier, in parte con opere che il museo possiede già, e in parte con opere di altre collezioni che per l’occasione si è riusciti a portare a in Cadore. «Se le mostre rappresentano un richiamo turistico e riguardano Tiziano, per noi sono possibili soltanto le mostre dossier, perché affrontano un tema in profondità e generano conoscenza e riflessione. Con questo modello la Fondazione ha curato i contenuti delle esposizioni cadorine del 2013 e del 2026, in occasione dei 450 anni dalla morte del pittore» spiega Giovanna Coletti, presidente della Fondazione.
«Organizzare questa mostra e riuscire a portare molte opere di Tiziano a Pieve è, in un certo senso, un modo per riportare Tiziano a casa, poiché fino a qualche decennio fa veniva percepito più come artista “veneziano” che cadorino. In Europa esistono città la cui attrattiva culturale deriva dagli artisti che vi hanno lasciato opere, non necessariamente dal fatto che vi siano nati: è il caso di Barcellona con Antoni Gaudí, o di Giverny con Claude Monet. Pieve di Cadore conserva invece due eccezionalità di Tiziano: la casa natale del pittore e l’opera della chiesa arcidiaconale con il suo autoritratto, interamente di sua mano. La Fondazione, insieme alla Magnifica Comunità di Cadore, lavora dunque sulla valorizzazione del territorio attraverso la fama del maestro, un impegno dai tempi lunghi che richiede la condivisione di cittadini e istituzioni su potenzialità, strategie e finalità comuni».
Accanto alle attività temporanee, il Centro Studi ha avviato anche progetti insieme sociali e culturali legati al tema della ri-abitazione della montagna, oggi in crisi per i profondi cambiamenti economici. È nato così un percorso di rigenerazione culturale dedicato a Monte Ricco, divenuto la “Montagna di Tiziano”. «Le iniziative hanno coinvolto i più giovani e le famiglie, promuovendo consapevolezza e formando futuri cittadini attivi, avviando un processo di partecipazione profondamente legato ai luoghi. Parallelamente, le attività di ricerca e le pubblicazioni hanno acquisito un interesse internazionale, sia per la rilevanza dei temi affrontati sia per la qualità delle collaborazioni attivate».
Venticinque anni di attività in cui la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore ha consolidato una credibilità internazionale, fondata sulla presenza di un autorevole consiglio scientifico, sul carattere innovativo delle ricerche e pubblicazioni e sulle collaborazioni con i grandi musei del mondo che custodiscono opere di Tiziano. «Il Louvre ha scelto la nostra rivista Studi tizianeschi, diretta da Stefania Mason, per pubblicare gli esiti dei restauri delle opere del maestro» rimarca Coletti.
«Il nostro modello pluriforme di valorizzazione dell’artista e del suo territorio è oggi osservato con attenzione da alcune istituzioni che si occupano di artisti e territori e noi offriamo la nostra esperienza. Al contempo, all’interno della Fondazione, analizziamo con rigore i nostri punti di criticità e da essi ripartiamo, in un percorso di miglioramento e rinnovamento continuo frutto di discussioni, cerchiamo di muoverci con la stessa velocità di cambiamento odierna.
Considerando che tutto questo avviene nel cuore delle Dolomiti, lontano dai grandi centri culturali, possiamo affermare di rappresentare un caso singolare nel panorama europeo».